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ZINGARATE

Zingarate - Nicola Favata

Sa Doc,

Da bambini si faceva a Zingarate.
Glielo posso raccontare?
Si prendeva in mano la bici per rincorrere i temporali.
A volte riuscivamo a prenderli, da dietro, stringendoli tra le mani.
Altre volte erano loro a tuonarci addosso. E se succedeva, ci facevano la voce grossa.

Ma noi si scappava, sempre, veloci, a nascondersi.
Con il fiato che s’appiccicava sotto i piedi. E i brividi che prendevano a morsi le orecchie.
Da bambini, quando ci portavamo dietro un’età a cifra singola, si giocava a rubare il tempo.
Perché quello che ci veniva consegnato, ci mostrava sempre la data di scadenza.
Ma a noi non bastava, mai. Mai.

Da bambini ci si dava appuntamento alla fine di Via Fiume. Dopo il pozzo. Sulla destra. Ogni Giovedì pomeriggio.
Perché si faceva a gara con la bicicletta.
C’erano segreti che c’alzavano di mezzo metro. E questo, era uno di quelli.
Da bambini ci si trovava per contarsi le cicatrici.
Una. Due. Quattro.

Da adulti, invece, ci si trova per raccontarsi le cicatrici. Come oggi.
Mi fermo qui, doc.
Perché c’ho gli occhi pieni d’acqua.
E per venire dal lei, ho dimenticato l’ombrello.

A Lunedì.
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