Benessere psicofisico

SAMURAI – GUERRIERI DELL’ONORE

Il samurai - Oltre il Guerriero

La filmografia nel corso degli anni non ha aiutato molto a capire chi fossero realmente i samurai, anzi spesso per necessità cinematografica ci è spesso arrivata un’immagine distorta di questi guerrieri specchio di onore e lealtà.

In questo articolo non mi interessa snocciolare quanto fosse duro un addestramento o la vita di un samurai al servizio di qualcuno, o quanto fossero difficili da utilizzare le armi nelle quali era esperto. L’intento è descrivere tutto ciò che c’era dietro la figura del guerriero.

Il significato della parola Samurai

Come sappiamo nelle lingue orientali ogni parola ha un significato profondo e la parola samurai deriva dalla parola sabuaru, che si traduce con “servire” o “essere al servizio di”.

Appartenevano all’ordine dei militari, una delle due caste aristocratiche del Giappone feudale.

Quando un samurai perdeva i favori del suo daimyō (tradotto come “nome importante”) o quando quest’ultimo moriva, il legame del servire si interrompeva e il samurai diventava un ronin, anche se con gli anni questo termine ha consolidato una denominazione dispregiativa, quasi a delinearlo come un criminale senza onore, ma in realtà non sempre era così, molti diventavano mercenari o al soldo di eserciti privati ma non necessariamente criminali.

Probabilmente questa convinzione è stata suffragata dal fatto che per un breve periodo molti si riunivano per saccheggiare i villaggi.

È importante però capire cosa rendesse un uomo comune un samurai. Bisogna innanzitutto chiarire che questa casta non era solamente esperta nelle arti marziali ed esperti di moltissime armi, ma erano cultori di varie discipline complementari, come vedremo più avanti.

Per un samurai esisteva prima di tutto il bushido, il codice d’onore da onorare in ogni azione quotidiana anche al di fuori del combattimento, ed è questo che lo distingueva da molti altri militari del mondo.

La via del Guerriero

Il bushido (La Via del Guerriero) aveva sette capisaldi che cercherò di schematizzare per una maggiore comprensione.

1 – Completa Sincerità: per il samurai non è necessario promettere qualcosa, il suo pensiero si traduce in azione nel momento in cui realizza la volontà di un’azione.

2 – Onestà e Giustizia: il vero samurai non deve mai avere dubbi sul valore dell’onestà ed è convinto che la giustizia nel mondo dipende da sé stessi e non dagli altri. Se tutti adottassero tale precetto, si vivrebbe in una società più equa.

3 – Compassione: le capacità derivate da un addestramento senza sconti lo rende superiore alle persone comuni, ma queste capacità vanno messe al servizio della comunità e non di sé stesso, se non trova una reale necessità per mettere in atto la sua compassione, troverà il modo ai aiutare persone bisognose.

4 – Onore: è il samurai stesso a giudicare le sue azioni, in quanto sono lo specchio di sé stesso. Il senso di onore è talmente forte nella sua personalità che quando il suo nome veniva macchiato da un’onta, qualcosa che arrecasse disonore, egli praticava la cerimonia Harakiri, sostanzialmente un suicidio che poteva essere anche eseguito in solitudine o pubblicamente in presenza di altri della casta, praticato con una spada più corta (il wakizashi) che doveva creare una apertura al centro del ventre per togliere le viscere del samurai mentre era ancora vivo.

Tale cerimonia veniva chiamata Seppuku. In giapponese Hara indica esattamente il ventre, mentre la parola kiri può significare ferita, taglio o apertura. L’astenersi da questa pratica, che non veniva richiesta dagli altri samurai ma che era un gesto dovuto, un dovere morale del samurai, avrebbe fatto di lui un ronin.

5 – Dovere e Lealtà: chi combatte per gli altri se ne prende cura sentendone la piena responsabilità che esprime sempre in maniera leale.

6 – Eroico Coraggio: vivere nella paura equivale a non vivere affatto per il samurai, bisogna affrontare le paure con coraggio, espresso non dall’impulso ma dalla forza dell’intelletto. Il coraggio senza l’intelletto è imprudenza. Non bisogna rinunciare ai propri nobili intenti per la paura di fallire.

7 – Gentile Cortesia: un samurai non ha alcun bisogno di eccedere nella dimostrazione del suo valore, ha l’obbligo morale di essere cortese anche col nemico sconfitto in quanto anche lui combatteva per un’ideale, chi non ha pietà del nemico non dimostra di avere intelligenza ma si comporta come un animale.

Questo codice era il motivo per il quale un samurai che diventava ronin non doveva necessariamente diventare un bandito o un criminale o come spesso descritto in alcuni film un sicario, in quanto era difficile cambiare radicalmente una condotta disciplinare seguita e rispettata per tutta la vita.

La attitudini di un samurai

Tra le varie attitudini il samurai coltivava “L’Arte del Tè”, un momento di convivio da esprimere col massimo della cerimonialità e del rispetto verso gli ospiti, che potevano essere anche di casate o famiglie rivali.

Coltivava inoltre in maniera maniacale la cura dello spirito che praticava tramite le arti zen, la meditazione profonda, l’introspezione e la ricerca della vera essenza.

Molto spesso questi guerrieri erano veri e propri cultori della bellezza e della natura, per questo motivo erano esperti della floricoltura, composizioni floreali per decorare. Non a caso i samurai si identificano nel ciliegio, che nella sua fioritura esprime tutto il suo splendore.

Essendo la loro una tradizione legata anche alle discipline scrittorie, il samurai doveva coltivarne l’arte, in quanto ogni ideogramma è l’espressione di un’essenza, la sua scrittura doveva esprimere armonia ed equilibrio perché solo tramite ciò poteva arrivare alla vera essenza di ciò che lo circonda.

Non è infatti un caso che la pittura giapponese non era dettagliata nei paesaggi perché tendeva a risaltarne piuttosto solo alcuni dettagli, come un albero, una persona o una montagna.

Non era insolito che il samurai si dedicasse al componimento di Haiku, brevi componimenti poetici, in chiave molto ermetica che esprimevano concetti semplici, come piccoli fotogrammi che immortalavano l’istante stesso di una riflessione nel momento in cui veniva concepita. Un haiku esprimeva quasi sempre un momento che non si ripeterà mai più.

Gli scritti dei Samurai

Qui di seguito possiamo osservarne alcuni scritti da alcuni samurai nel corso dei secoli.

Plenilunio d’autunno
illuminerà anche
delle nascite.


C’è una meta
per il vento dell’inverno
il rumore del mare.


Guardando indietro,
freddi in questo crepuscolo
i ciliegi di montagna.


Sono arrivato fin qui
senza morire
e finisce l’autunno.


Come è possibile notare anche da questi pochi componimenti, dietro la spada di un samurai c’era molto di più che la voglia di combattere.

Quello che pensi di te stesso determina in larga misura ciò che diventerai. Coltiva sempre il giusto pensiero, la via della forza e della conoscenza.