Benessere psicofisico Sport

E tu perché hai iniziato a correre?

Le persone nel mondo tendono sempre a dividersi in fazioni: chi è magro e chi grasso, chi guarda serie televisive e chi va al cinema, chi legge libri cartacei e chi esclusivamente su kindle, chi ama il divano e chi fa running. È come se si dovesse sempre scegliere da che parte stare.

Io ero una di quelle amanti del divano. E pure dei libri (cartacei). Nè troppo magra né troppo grassa, a dire il vero. Non avevo bisogno di dieta. O meglio, non ero fissata come molte mie amiche, sempre attente alle calorie, alla circonferenza dei fianchi, alla cellulite… uno strazio.

E non capivo come mai tanti miei amici andassero continuamente a correre.

Poi un giorno, successe che…

La vita ha uno strano modo di farti comprendere le cose.

Te ne stai lì, tranquillo, con le tue abitudini rassicuranti, e non ti aspetti mai cambiamenti improvvisi. E il tempo passa. Tutto avvenne nell’arco di una settimana: la storia col mio ragazzo era naufragata già da un po’ ma, classico dei classici, non volevo ammetterlo con me stessa.

Ci lasciamo e io mi ritrovo, altro classico, sul mio adorato divano a leggere, guardare film e mangiare schifezze. Capitava sempre più spesso che non dormissi la notte. La mente cominciava a giocarmi brutti scherzi e a rigirarsi tra pensieri compulsivi, ripetitivi, stancanti e snervanti. E di dormire no, non se ne parlava.

Quel giorno, era una ghiacciatissima mattina di dicembre, ora locale 5:00 AM, e io non avevo chiuso – di nuovo – occhio. Succede che non ce la faccio più, penso che se non vado fuori di casa impazzisco, e allora indosso un giubbotto, i pantaloni comodi della tuta (la “divisa” da divano, insomma) ed esco.

Vedo una realtà di cui non mi ero mai accorta. Le luci flebili dei lampioni, pochissime auto per la strada, una nebbiolina un po’ inquietante che sale dall’asfalto. E ho anche un po’ di paura. Succede che mi metto a correre. Io, che non avevo mai corso, se non per prendere l’autobus, o per attraversare una strada senza essere investita.

Sento le gambe pesanti, il cuore già batte fortissimo, mi pizzica la gola e ho paura che mi venga un infarto. Riesco a fare praticamente poche decine di metri, poi, stravolta e sentendomi anche un po’ scema, me ne torno a casa. Quel giorno però ho dormito come non mi succedeva da una vita. Anzi, forse non avevo mai riposato così bene.

La trasformazione

Nei giorni seguenti mi sono organizzata meglio.

Sveglia impostata alle 6:00, scarpe da ginnastica, felpa leggera, bottiglietta d’acqua e soprattutto lettore MP3. Ho cominciato a pormi degli obiettivi, tipo non svenire almeno fino alla fine della strada. Poi di non svenire fino al quartiere successivo, e poi di non disidratarmi nell’arco di 5 minuti.

Come mi avrebbero definita i miei amici? Runner principiante? A quale categoria appartenevo adesso? Devo essere sincera, non mi importava. Ho cominciato a sentire la tensione dei muscoli, di muscoli che non credevo nemmeno di avere, ma era una tensione piacevole, mi sentivo reattiva, e pronta ad affrontare qualsiasi cosa.

La musica ha spazzato via i pensieri contorti, l’aria frizzante non graffiava più il naso e la gola, la pesantezza delle gambe – ma com’è potuto succedere? – è stata sostituita dalla soddisfazione di sentire che tutto il mio corpo era reattivo, sveglio e in piena salute.

Due o tre cose che ho imparato sui runners

Non ci è voluto molto perché crescesse sempre più la mia passione per la corsa.

Pensavo che fare sport fosse un qualcosa di riservato a persone nate per quello, con una predisposizione particolare. Invece mi guardo intorno e vedo che di runners ve ne sono di tutti i tipi: alti, bassi, magri, in carne, giovani e meno giovani.

Da quando corro ho imparato tantissime cose, e non solo sullo sport in generale, ma proprio sulla vita. Iniziando a correre ho ritrovato fiducia in me stessa e nelle mie potenzialità. Ho imparato a pormi degli obiettivi, a raggiungerli, e a sentirmi gratificata per questo. Il bello è che poi mi viene naturale farlo anche sul lavoro, e con le persone.

Si accettano i limiti, persino, con più serenità, perché si sa che si possono sempre superare. Ho imparato ad esempio che anche io, come tutti gli altri, classificavo le persone.

Per esempio ero convinta che i runners fossero “fissati” con un certo tipo di abbigliamento perché fa moda; invece ho scoperto, con grande sollievo aggiungo, che l’abbigliamento tecnico – oltre ad essere esteticamente piacevole – serve a non inzupparsi di sudore dopo 10 secondi; serve a far traspirare la pelle, a proteggerti dal freddo d’inverno e a non farti morire di caldo d’estate.

Serve anche a prevenire i crampi che, nella vita di un runner ho imparato essere il nemico numero uno. E un buon paio di scarpe da running può fare davvero la differenza.

La riscoperta della natura

E non in ultimo, ho riscoperto l’ambiente che mi circonda.

Il trail è una disciplina giovane, che sta trovando sempre più appassionati. Me compresa. Correre significa contemplare la natura, che sia un bel sentiero alberato in città oppure la vetta di una montagna; perché quando si corre, ci si sente all’unisono e in armonia con ogni cosa.

Ho imparato che noi runners (beh, sì, adesso mi sento di appartenere a questa… categoria) non siamo necessariamente solitari, anzi; la voglia di sperimentare ti porta a conoscere posti, e persone, sempre nuovi. Paesaggi naturali e scenari che fino a poco tempo prima avevi visto solo su Instagram, e magari da foto ritoccate.

E non servono milioni di euro o viaggi intercontinentali, la natura è accessibile a tutti, in luoghi vicini o un po’ più lontani, ma soprattutto è gratis! Praticare trail o ultra trail è un altro modo di porsi ulteriori obiettivi, continuare a sorprendersi delle proprie capacità e vivere esperienze indimenticabili.

Certo non si possono affrontare sentieri impervi senza allenamento adeguato, ma il bello di correre è proprio questo: vi sono livelli per tutti, dove ognuno può trovare la sua dimensione ideale.

La corsa ti fa conoscere te stesso, ti mette in armonia con il tuo corpo e con la mente, e sta solo a te decidere quale sarà la prossima strada da per-correre.